| Parco Nazionale Val Grande |
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La natura padrona della valle
Il Parco si estende per una superficie di circa 14.598 ettari, il terreno è prevalentemente montagnoso compreso tra il Lago Maggiore, la Val d'Ossola e la Val Cannobina, nel cuore del Verbano Cusio Ossola. Istituito nel 1992 per salvaguardare l'area "wilderness" più vasta d'Italia, comprende nel suo territorio ben 13 comuni (Aurano, Beura-Cardezza, Caprezzo, Cossogno, Cursolo-Orasso, Intragna, Malesco, Miazzina, Premosello-Chiovenda, San Bernardino Verbano, Santa Maria Maggiore, Trontano, Vogogna).
La più comoda località di accesso è una frazione del Comune di Cossogno, Cicogna.
La natura
La Val Grande, presenta un aspetto tipico forestale, giovane, con un'altezza media non molto elevata, in quanto l'abbandono di boscaioli e pastori nel secondo dopoguerra, ha permesso ad alberi come castagno, quercia, betulla, acero, tiglio, faggio, e nocciolo di diventarne padroni. Tipiche della flora stella alpina e aquileggia maggiore nei crinali più alti, molto diffuse felci e liliacee. In primavera il sottobosco dell'Alpe In La Piana si colora di bianco con l'aglio ursino; mentre l'Alpe Boschelli e l'Alpe La Balma si colorano di giallo con il tulipano montano. Trattandosi di un'area selvaggia, i boschi senza fine ospitano una fauna ricca e variegata: camosci, caprioli, cinghiali, volpi e piccoli roditori, acquile reali, merlo acquaiolo, rondone alpino, corvo imperiale, falco pellegrino.
La natura non rappersenta l'unica ricchezza di questa vallata selvaggia e colorata; boschi, fiumi, sentieri di un territorio aspro e impenetrabile parlano di storia e di civiltà montana.
Cenni storici
La vita delle comunità di montagna era caratterizzata da una continua lotta per la sopravvivenza in un territorio impervio dove i primi pastori erano costretti a rifugiarsi nelle balme, ripari sotto roccia di età preistorica. Tra il X e il XII secolo, si assiste ad una prima mutazione della valle, l’azione di disboscamento portò alla scomparsa di parte della fauna; la transumanza delle greggi diede vita agli alpeggi che ospitavano interi nuclei famigliari per lunghi periodi dell’anno.
Nei secoli successivi, fino a metà del ‘900 il fenomeno dello spopolamento inizia a colpire la valle, le attività di pastorizia e di disboscamento, spingono molti abitanti a migrare verso le città lombarde come fornitori di prodotti montani o aprire nuove attività.
Il rastrellamento della Val Grande è uno degli espisodi più tragici della Resistenza italiana. Dall'11 giugno al 1º luglio 1944 il comando SS di Monza coordinò un'operazione militare volta ad annientare le formazioni partigiane più diffuse nella zona: la Valdossola di Dionigi Superti, la Cesare Battisti e la Giovane Italia. Per una ventina di giorni parecchie migliaia di nazifascisti braccarono 500 partigiani. I reparti SS condussero il rastrellamento con estrema ferocia. Alla fine del rastrellamento si contarono circa 300 partigiani morti, 208 baite e stalle incendiate in Val Grande e in Val Pogallo, 50 case danneggiate o distrutte dai bombardamenti a Cicogna. Dopo la fine dell'azione il comandante Mario Muneghina costituì la brigata garibaldina Valgrande martire. Vittime del rastrellamento furono anche civili, pastori ed alpigiani, che pagarono con la vita o con l'incendio delle stalle l'appoggio dato alla Resistenza.
Fù questa una delle cause di abbandono definitivo, i pascoli abbandonati vengono tolti all’uomo e la natura ne ritorna padrona. |
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